Pavimento in calcestruzzo su pannelli radianti per la Biblioteca Civica di Torino
Il cantiere della trasformazione di Torino Esposizioni si è confrontato con uno degli edifici più significativi della storia dell’architettura e dell’ingegneria del Novecento italiano: i grandi saloni progettati da Pier Luigi Nervi, realizzati tra il 1947 e il 1953. L’importanza del complesso rende l’intervento ben più di una normale operazione di ristrutturazione o di recupero: struttura, materia e concezione spaziale sono parti di un sistema unitario, nel quale la tecnica costruttiva e il linguaggio architettonico si trovano a coincidere.
Per questo, si appoggia sul percorso di conoscenza e indirizzo contenuto nel Conservation Management Plan, elaborato dal Politecnico di Torino grazie al grant del programma Keeping it Modern del Getty Conservation Institute: ricostruzione storica, rilievi tridimensionali, indagini sui materiali, analisi del degrado (elemento nodale del progetto di trasformazione), verifiche strutturali e ricostruzione delle trasformazioni avvenute nel corso del tempo hanno permesso di definire un quadro conoscitivo necessario per orientare sia le scelte progettuali che quelle di un cantiere affidato all’impresa basata ad Altamura Cobar spa.
I temi in gioco in un complesso che, dopo avere perso la sua funzione originaria, ha subìto un prolungato abbandono senza essere mai sottoposto a manutenzioni ordinarie continuative, erano moltissimi. Era necessario verificare il comportamento dell’edificio secondo le conoscenze e le prescrizioni sismiche contemporanee, molto diverse da quelle disponibili quando Nervi ideò e realizzò i saloni; valutare le modifiche intervenute nel corso della vita dell’edificio; realizzare una rifunzionalizzazione radicale che l’
11 dicembre 2026, data prevista per l'inaugurazione ufficiale, trasformerà uno storico centro espositivo nella nuova, e a lungo attesa, biblioteca civica centrale della città.
La natura stessa dell’opera di Nervi ha reso la conservazione particolarmente complessa. Le grandi coperture in ferrocemento, appoggiate sui plastici pilastri inclinati in cemento armato, sono strutture ma anche uno dei principali valori architettonici dell’edificio. A questo si aggiungevano i temi della sicurezza, della realizzazione delle nuove parti e dell’adeguamento complessivo dell’edificio alle esigenze contemporanee, in un intervento che ha dovuto confrontarsi con prestazioni strutturali, requisiti antincendio, impianti, accessibilità e nuove esigenze d’uso, mantenendo leggibili la geometria, i materiali e la logica costruttiva originaria.
Il quadro era ulteriormente definito dalla condizione di tutela a cui il complesso di Torino Esposizioni è sottoposto dal 2020, che ha richiesto la presenza costante della Soprintendenza per l’autorizzazione di opere, materiali e scelte di intervento, sia per l’esistente che per le parti di nuova realizzazione.
In questo quadro, era nodale conoscere la condizione dei materiali cementizi, che nel corso del tempo erano stati colpiti da fenomeni di carbonatazione, penetrazione degli agenti atmosferici, degradi localizzati, riduzione della protezione delle armature e corrosione a causa di distacchi e fessurazioni.
Il punto di partenza era ottimo: le indagini del Conservation Plan hanno infatti evidenziato una situazione meno compromessa di quanto potesse far pensare il lungo abbandono. Già le verifiche strutturali condotte negli anni precedenti, realizzate ad esempio in corrispondenza delle Olimpiadi, avevano riscontrato un generale buono stato di conservazione, con criticità localizzate: per esempio, nella pilastrata dell’abside era stato riscontrato un degrado diffuso legato alla carbonatazione del calcestruzzo e all’ossidazione delle armature.
Il rinforzo strutturale e il ripristino
Gli approfondimenti preliminari condotti, insieme alle successive verifiche di cantiere, hanno evidenziato la necessità di interventi puntuali sul Salone B, finalizzati al ripristino degli elementi degradati, all’incremento della capacità portante delle strutture e al miglioramento della risposta strutturale e sismica. Le principali lavorazioni hanno interessato la copertura in ferrocemento, i pilastroni inclinati, gli archi, le travi e gli impalcati.
Per la copertura, costituita da elementi prefabbricati ondulati in ferrocemento di circa 4,5 × 2,5 m e con una luce di circa 63 m, la strategia progettuale ha privilegiato la completa conservazione dell’intradosso. Il miglioramento sismico è stato pertanto realizzato esclusivamente all’estradosso, previa rimozione degli strati di guaina esistenti, mediante rinforzi a matrice inorganica applicati in corrispondenza delle creste degli elementi ondulati. L’intervento ha quindi comportato la posa di circa 8 km di nastri in rete di fibra di acciaio galvanizzato, larghi 30 cm, inglobati nella geomalta, un calcestruzzo fibrorinforzato che si avvicina molto al ferrocemento di Nervi e che consente di ottenere una maggiore compatibilità e reversibilità rispetto ai sistemi tradizionali a matrice epossidica.
Un secondo ambito significativo ha riguardato i grandi pilastri, che reggono svolgendo la funzione di contrafforti della grande copertura. Le indagini avevano evidenziato una carenza di armatura a taglio, affrontata attraverso un sistema di rinforzo studiato specificamente per ciascun elemento. La configurazione geometrica dei nastri e il relativo sistema di ancoraggio sono stati definiti da Ingembp, consulente di
Cobar Costruzioni Barozzi SPA, con l’obiettivo di contenere l'invasività dell’intervento assicurando contemporaneamente efficacia strutturale e durabilità. Un rinforzo a flessione e taglio è stato richiesto anche per le travi e per gli archi di copertura, la cui aumentata duttilità è stata contenuta attraverso fasce continue applicate all'estradosso.
Gli impalcati laterali e gli altri orizzontamenti esistenti sono stati invece rinforzati per incrementarne la rigidezza e migliorarne il comportamento come piano rigido nei confronti delle azioni sismiche. Il sistema è stato applicato all’estradosso mediante un getto collaborante di circa 30 mm di spessore, contenente fibre d'acciaio ad alto contenuto di carbonio, che hanno permesso di aumentare la capacità portante limitando sia lo spessore dell’intervento che l’incremento di peso proprio. Parallelamente ai rinforzi è stato eseguito il ripristino del calcestruzzo armato degradato, mentre le lesioni strutturali sono state sigillate per ricostituire la continuità meccanica degli elementi e predisporre il supporto alla successiva applicazione dei rinforzi.
Un lavoro coordinato e integrato
Nello sviluppo di un cantiere così complesso centrale per trasformare le scelte progettuali in soluzioni concretamente applicabili è stata la collaborazione tra direzione lavori, general contractor e tutti i fornitori dei materiali che, specificamente nei processi più delicati, hanno lavorato in modo integrato, a stretto contatto, selezionando, spesso sperimentando, posando e verificando la qualità di quanto realizzato grazie all’articolato sistema di prove e controlli del laboratorio del Politecnico di Milano.
Le pavimentazioni
il general contractor Cobar Costruzioni Barozzi SPA doveva realizzare la nuova pavimentazione interna, per una superficie di 22.000 mq circa, sopra un impianto di riscaldamento a pannelli rad Alla luce della genesi dell’immobile la scelta caduta sulla pavimentazione in calcestruzzo a vista non avrebbe mai potuto prescindere da una serie di caratteristiche fondamentali: resistenza, durabilità nel tempo, buona resa termica dell’impianto ed estetica considerando il contesto storico della location.
L’obiettivo era
• evitare fessurazioni e ritiri legati ai cicli di riscaldamento e raffrescamento;
• rispettare vincoli specifici dati dalla struttura stessa dell’immobile che si sviluppa non solo su un piano terra bensì su un piano interrato, un piano terra e delle appendici al piano primo
• ottenere una finitura adatta a uno spazio pubblico ad alta frequentazione.
• dare alla pavimentazione un aspetto finale che potesse rispettare la storicità dei luoghi
Il contributo di Ibuild Italia
Ibuild Italia, la società di Heidelberg Materials specializzata nella posa di pavimentazioni, ha seguito l’interno lavoro.
«Per quanto riguarda lo studio della miscela, partendo dalle necessità tecniche e estetiche e dall’esigenza di pompare il calcestruzzo a circa 100 metri, in collaborazione con i tecnologi del Gruppo, abbiamo sviluppato una miscela ad hoc con Rck 37, con inerti migliorati per la resa estetica, un’additivazione speciale per contenere i fenomeni di ritiro e fessurazione e con l’inserimento di fibre polimeriche strutturali per compensare l’evidente assenza di armatura data la presenza dei tubi dell’impianto di riscaldamento» ha detto il geom Davide Zoncada di Ibuild Italia che ha curato il cantiere.
Il calcestruzzo è stato prodotto con costanti controlli produzione in impianto e verifiche del prodotto in fase di getto per un totale di oltre 2.500 mc di calcestruzzo prodotto dall’impianto di Grugliasco. E’ stato gettato con l’ausilio di una pompa carrata posta all’esterno del fabbricato e una linea di tubazione della lunghezza massima di oltre 100 mt, considerando anche il piano interrato e le appendici al piano primo.
La posa in opera del calcestruzzo è stata realizzata con criteri classici, stesura e staggiatura a mano e lavorazione finale con frattazzatura e lisciatura meccanica con l’applicazione finale di un prodotto anti evaporante. Per soddisfare in modo completo le necessità del progetto sulla pavimentazione dando l’estetica attesa sono stati realizzati diversi passaggi di levigatura meccanica con l’ausilio di dischi diamantati per erodere la parte superficiale di circa 5/8 mm con l’intento di portare in superficie l’inerte naturale di cave locali utilizzato nell’impasto. Poi è stato applicato un trattamento finale con silicati di litio per dare maggiore resistenza all'abrasione nei primi millimetri la pavimentazione, proteggerla da aggressione meccanica e rendere la superficie meno polverosa e facilitare la pulizia finale.
Per completare il lavoro, si è intervenuti aprendo manualmente 13 km di giunti di contrazione, aspirando e sigillando i giunti di contrazione con materiale siliconico. I getti iniziati nel mese di marzo 2026 terminati a luglio 2026 per complessivi mq 22.000
I risultati finali sono stati positivi: si è confermata l’assenza di fessurazioni e la messa in funzione dell’impianto radiante senza criticità. La committenza ha particolarmente apprezzato l’avere un solo referente per progetto, fornitura, posa e trattamenti finali
Scheda progetto
Committente / General contractor: Costruzioni Barozzi SPA (Cobar) - Altamura (Ba)
Intervento: progetto ed esecuzione della nuova pavimentazione interna presso ex palazzo Esposizioni Torino
Realizzato da: Ibuild Italia srl - Heidelberg Materials Italia)
Sede: Torino Ex Palazzo Esposizioni
Superficie: 22.000 mq
Metri Cubi gettati: oltre 2.500
Posizione
Corso Massimo d'Azeglio10126 Torino (Italia)
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Biblioteca Torino panoramica interni.
Fabio Oggero
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Biblioteca Torino panoramica interni.
Fabio Oggero